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Archivio foto del mese


foto del mese anni passati

ghiro

Glis Glis o più comunemente ghiro! In una delle nostre uscite ci è capitato, del tutto inaspettatamente, di imbatterci in questo bellissimo ghiro. Inaspettatamente è proprio il termine adatto perchè l'incontro, tra l'altro molto ravvicinato, è avvenuto durante un semplice sopralluogo in uno dei posti dove abitualmente andiamo a fotografare. La nostra uscita , seppur con macchine fotografiche appresso, era più che altro mirata a riempire tre mangiatoie costruite appositamente per attirare lo scoiattolo. Arrivati sul posto e constatando che le noci erano sparite dalle mangiatoie, saliamo sul primo albero e riempiamo la prima, poi la seconda e quando arriviamo alla terza qualcosa ci incuriosisce, il vetro della mangiatoia era appannato e non appena toccata abbiamo udito un fruscio al suo interno. Così sempre più incuriositi abbiamo sollevato il coperchio e ci siamo trovati a tu per tu con questo simpatico ghiro! Il poveretto giustamente un pò turbato si è fatto piccolo piccolo in un angolo e per non disturbarlo troppo siamo subito scesi a terra lasciando il coperchio della mangiatoia sollevato. A prima vista dopo un pò che lo osservavamo ci è sembrato che non riuscisse più a uscire, come se non facesse presa sulle pareti liscie della mangiatoia. Uno di noi è quindi risalito per mettergli un legno che gli permettesse di arrampicarsi e dopo pochi istanti il piccolo animaletto è uscito molto velocemente e senza neanche servirsi del legno.
Approfittando della sua evasione siamo riusciti a fargli qualche scatto prima che sparisse saltando da un albero all'altro.
Appurato quindi che non era rimasto intrappolato, siamo giunti alla conclusione che il povero ghiro, trovato un riparo con del buon cibo, stesse giustamente pensando di trascorrervi l'inverno. Per vedere altre foto del ghiro...

 

Il lucherino è una delle diverse specie di passeriformi di bosco facilmente osservabile durante l'inverno, soprattutto nei pressi delle mangiatoie. In questa foto siamo riusciti a immortalere una delle tante battaglie che avvengono per accaparrarsi i semi. Circondati da almeno una dozzina di questi simpatici passeriformi abbiamo assistito a numerose liti per cercare di accaparrarsi il maggior numero di semi possibili. Le battaglie avvenivano per la maggior parte tra individui della stessa specie ma non di rado anche tra lucherini e peppole o tra lucherini e fringuelli, insomma non appena si creava troppo affollamento nei pressi dalla mangiatoia subito si scatenava qualche piccola zuffa. Questo ci ha permesso di eseguire qualche scatto un pò più movimentato, non senza un pò di fatica perchè non è facile prevedere il punto e il momento in cui si originano questi litigi.

Nonostante il daino non sia un animale originario dell’Europa, essendo stato importato dall'Asia qualche migliaio di anni fa, è ormai entrato a far parte degli ungulati più comuni nel nostro paese dato che lo possiamo trovare nei boschi di molte regioni d'Italia.
Le femmine di daino partoriscono tra maggio e luglio e durante il periodo estivo si radunano in piccoli gruppi con i cuccioli, che sono in grado di seguirle dopo appena 10 giorni dalla nascita.
Pochi giorni fa, durante un lungo appostamento in cui aspettavamo che qualche daino facesse capolino dal bosco, sono spuntate 3 femmine con 6 cuccioli al seguito, tutti con mantello pomellato (con i classici puntini bianchi) tranne un piccolo dal manto scuro (melanico). I piccoli erano in atteggiamento giocoso, si rincorrevano tra loro, inseguivano le mamme che sembravano stare al gioco, il tutto in una fantastica luce del tramonto. Durante queste rincorse sfrenate un cucciolo si è diretto a tutta velocità proprio verso di noi che non ce lo siamo lasciato sfuggire.

 

 

Rampichino, Common Treecreeper, Grimpereau des jardins, agateador común; in qualsiasi lingua lo si dica il nome deriva dalla sua peculiarità di arrampicarsi lungo i tronchi degli alberi sbirciando tra gli anfratti delle cortecce alla costante ricerca di cibo.
Il rampichino (certhia brachydactyla) occupa una nicchia ecologica quanto meno insolita essendo legato durante tutto il proprio ciclo vitale alle cortecce degli alberi. E’ qui infatti che va alla ricerca di cibo, prediligendo le cortecce di latifoglie (più raramente anche quelle di conifere) molto rugose che possono ospitare gli insetti e le larve di cui si nutre ed è tra le fessure che si creano tra le cortecce e il tronco che ama nidificare, riempiendo la cavità di rametti e preparando infine un letto di muschio e di piume su cui deporre le uova.
Le unghie robuste gli permettono di aggrapparsi saldamente al tronco puntellandosi e bilanciandosi grazie alla rigidità delle penne caudali.
Nonostante sia abbastanza comune nei nostri boschi, essendo  un animale schivo e molto piccolo, non è facile da osservare. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare un nido in un vecchio castagno che ci ha permesso di osservarlo da vicino, prestando sempre la massima attenzione a non disturbarlo in questa fase delicata. Non è stato facile ritrarlo: essendo in cova usciva dal nido solamente un volta ogni ora, la sua frenesia nel muoversi e la scarsa luce del sottobosco non aiutavano a raggiungere il nostro obiettivo. Inoltre, per non disturbarlo, effettuavamo solo uno scatto ogni volta che usciva dal nido. Insomma dopo un’intera giornata di appostamento siamo riusciti a portare a casa solo una decina di scatti, ma che ci hanno ripagato della grande fatica.

 

Nel mese di febbraio in una delle nostre uscite ci siamo imbattuti in un "roost" di gufi comuni. Il termine "roost", che letteralmente significa "posatoio",  è utilizzato per indicare i luoghi in cui, durante l’inverno, più esemplari di una stessa specie si radunano per dormire e per trovare rifugio. Il gufo comune si riunisce in questi dormitori in cui numerosi esemplari si posano sui rami di uno stesso albero, o di alberi vicini, e si concedono un po’ di riposo dopo la caccia notturna. Ciò che stupisce è vedere tutti questi splendidi animali, solitamente schivi e difficili da osservare concentrati, magari, su un unico albero. Nel nostro caso ne abbiamo contati 12 ma vi sono roost composti anche da più di venti esemplari.
La foto qui sopra è uno dei pochi scatti che siamo riusciti a fare dove il gufo ha gli occhi aperti, infatti se non disturbati è difficilissimo che si sveglino se non per sgranchirsi un attimo, cambiare posatoio o magari darsi una ripulita.
Abbiamo così aspettato pazientemente sperando che uno degli esemplari, più a portata di obbiettivo, aprisse gli occhi per concederci qualche scatto. Fortunatamente la pazienza ci ha premiato, uno dei gufi che tenevamo d'occhio si è svegliato per darsi una ripulita e per sgranchirsi un attimo, concedendoci così qualche scatto. Al rumore delle macchine fotografiche che scattavano l'animale ci ha fissato per un istante incuriosito e subito dopo è tornato a dormire. E' valsa decisamente la pena aspettare visto gli occhi stupendi che hanno questi uccelli, degli occhioni tondi con l'iride di un arancione molto intenso.
A questo punto abbiamo atteso il momento dell'involo. All'imbrunire, ad uno ad uno, tutti gli esemplari presenti nel "roost" si svegliano e dopo una sgranchita si involano iniziando una nuova nottata di caccia. Per saperne di più...

 

HDR, acronimo di High Dynamic Range, è il nome della tecnica utilizzata per comporre la fotografia di questo mese. Essa consiste nell’unione (tramite software) di più fotografie di una stessa immagine, per estrapolarne il maggior numero di dettagli possibile, sia nelle ombre che nelle alte luci ottenendo in questo modo una foto ad alta gamma dinamica (hdr appunto).
La foto che vedete è fatta ai piedi del ghiacciaio Morterastch , in Svizzera, tappa di una delle nostre escursioni invernali. In questo caso una serie di tre scatti ci ha permesso di mantenere una luce adeguata sia all’interno che all’esterno della grotta di ghiaccio senza bruciare le luci né perdere i dettagli nelle ombre. A breve potrete trovare un articolo completo su questa tecnica nel nostro sito.

 

Pettirosso

Chi, nel proprio giardino di campagna o nei giardini pubblici cittadini, non ha mai visto questo batuffolo di piume dal petto sgargiante? Sto parlando del pettirosso (Erithacus rubecula), uno dei passeriformi più comuni in Italia poiché è presente tutto l’anno e compie solo piccole migrazioni. Nonostante il suo aspetto buffo e le piccole dimensioni è una specie molto aggressiva, soprattutto con i conspecifici, che protegge il proprio territorio non solo nella stagione degli accoppiamenti ma anche, per quanto meno assiduamente, nel periodo autunno-inverno. In questo caso la chiazza rossa sul petto è un’arma intimidatoria che il pettirosso utilizza per minacciare gli avversari intraprendendo specifiche esibizioni e posture che la mettono in evidenza. Gli scontri fisici sono però molto rari e generalmente i due rivali si limitano a segnali intimidatori (canto ed esibizioni), senza mai passare all’azione.
Una piccola curiosità su questo passeriforme: Mentre d’estate si nutre di insetti in inverno, per la scarsità di cibo, integra la dieta anche con i semi. E’ interessante scoprire come alcuni esemplari possano sviluppare degli adattamenti durante i mesi più freddi che li portano a cibarsi anche di piccoli pesci che catturano abilmente sul pelo dell’acqua.

 


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